Salzburg: l’intelligenza della città

1.

Se arrivi a Weimar in treno pensi di essere arrivato a ‘Weimar’– la città che immaginavi ti accoglie con una Kulturbahnof. E quando esci sul piazzale antistante la tua impressione non cambia. Se arrivi a Salzburg in treno non pensi di essere a ‘Salzburg’ – se per te ‘Salzburg’ è il centro storico. E ancora meno lo pensi quando esci dalla stazione e ti trovi in Sudtiroler Platz a cercare – un cercare facile – un mezzo pubblico per raggiungere il tuo albergo.

Se arrivi a Salisburgo in treno, la stazione ti sorprenderà, appena rinnovata su un progetto bello (e premiato) dello studio kadawittfeldarchitektur. Ti sorprenderà anche, uscendo dalla stazione – che ti è sembrata, sbagliando, sovradimensionata –, l’ordinaria funzionalità ed estetica di Südtiroler Platz. E anche i processi di trasformazione urbana in corso: una città globale su piccola scala, con la sua promessa di appartamenti e uffici di lusso e sedi per banche e shopping.

Ma dov’è la Altstadt, la città storica che sei venuto a visitare? Poco lontano in effetti, ma abbastanza lontano. Ma hai già capito che ‘Salzburg’ – quel sistema insediativo così celebrato, Patrimonio dell’Umanità – è solo una piccola parte della città. Poco importa, se sei lì per visitare quella parte: non resterai deluso (neppure quanto ti troverai in fila indiana a percorrere la congestionata Getreidegasse, respirando però nella Universitätsplatz o camminando lungo la Steingasse o in uno dei tanti luoghi non sopraffatti dal turismo).

Se sei lì per studiare la città, per capire come stanno cambiando le città europee, la nuova stazione ferroviaria racconta molte cose su Salzburg. Non tutte, però, come scoprirai esplorandola. Perché Salzburg è una città di una inusuale complessità nonostante la sua dimensione di appena 150.000 abitanti, che diventano 300.000 alla scala dell’area urbana funzionale, che è poi la scala che identifica la “città di fatto”.

2.

La complessità di Salzburg discende dalla specifica forma di intelligenza che governa la città, dai paradigmi cognitivi e dai paradigmi valoriali che si sono stratificati nel tempo e che determinano le scelte collettive che governano il cambiamento. Perché è la specifica intelligenza della città, il modo di interpretare e governare il cambiamento che si è consolidato su un arco di tempo molto lungo, che fa di Salzburg un caso di studio interessante. (E già questa sarebbe una lezione, per tutte le città che si credono strategiche senza aver capito quanto sia difficile e lento il processo che costruisce l’intelligenza della città).

L’antagonismo dei paradigmi cognitivi e valoriali è un dato di fatto e definisce lo spazio della politica in una città. Tra il modello globale di appartamenti e uffici di lusso dell’area-stazione e gli interventi di ricostruzione della mixité sociale e funzionale di Lehen c’è molta differenza, sembrano far riferimento a sistemi di orientamento del tutto diversi. Ma non è facile dimostrare che si contraddicono. Declinare le differenze e il conflitto è una manifestazione dell’intelligenza della città.

Per immaginare come diventerà Salzburg, come cambierà la sua base economica, l’organizzazione spaziale, le architetture, la società bisogna capire come ‘pensa’ questa città. Per capirlo, forse il modo migliore è esplorare la città, percorrerla e poi riflettere sulle manifestazioni concrete della sua intelligenza, su ciò che vedi e osservi: sulle trasformazioni, i macro e micro cambiamenti dispersi nello spazio urbano.  E poi risalire ai paradigmi cognitivi e valoriali che fondano la razionalità politica di ciò che osservi.