Libri utili [I]

L’economia è diventata la grammatica della politica. […] Questa grammatica economica però non è una scienza né un arte, ma piuttosto una mitologia, un credere comune in un insieme di rappresentazioni collettive fondatrici e regolatrici giudicate degne di fede …”. Queste affermazioni le trovate nella prima pagina di un libro di Éloi Laurent, un economista francese, da poco tradotto in Italia (Mitologie economiche, Neri Pozza Editore 2016).

Un libro perfetto per economisti, giornalisti economici e studenti di economia che si trovano a disagio con la scolastica economica che da anni sta segnando il dibattito pubblico (e gli studi di economia). Il libro è denso, da leggere e meditare. Qui mi limito a richiamare due temi, tra i tanti che l’Autore propone. Temi di cui condivido pienamente il rilievo.

Tra gli economisti (…) non esiste più un dibattito accademico degno di questo nome. (…) Al riparo da un diluvio continuo di numeri, le analisi economiche più influenti non si rinnovano quasi più.” (p. 12). Quando un economista si appella alla “teoria economica” – per bocciare un dato ordinamento sociale oppure per promuoverne un altro – non solo propone un sistema di tautologie (e quindi non una teoria), propone anche un sistema di tautologie immodificabile. Come se, nelle parole di Éloi Laurent, “…l’economia avesse raggiunto lo stadio supremo di verità rivelata…” (p. 13).

Tutti gli asserti – e il loro contenuto logico – che trovate nei testi di micro-economia convenzionale sono tautologie presentate come una “verità rivelata”. Tutti i testi di micro-economia sono identici. Se ne pubblicano di continuo e ciascun docente, appena può, scrive il suo, che è  esattamente identico a tutti gli altri già scritti. Viene da pensare che la “teoria economica” sia in verità una scolastica, non certo una teoria (e l’economia non propriamente una scienza).

Le “riforme strutturali” sono il secondo tema che richiamo dal libro di Laurent (pp. 42-47). Sono, in effetti, una categoria mitologica, che quando si palesa non contiene nient’altro che la de-regolamentazione del mercato del lavoro, privatizzazioni e poco più. Si introducono per avvicinare il “mondo reale” (imperfetto) al “mondo irreale” (perfetto) descritto dalla “teoria economica”.

Perché il “mondo irreale” descritto dalla teoria economica sarebbe il migliore dei mondi possibili, che tutti dovremmo  desiderare? E poi: sono così numererose le “riforme strutturali” che si potrebbero fare! Perché questa fissazione con il mercato del lavoro?

Ad esempio, una riforma strutturale sarebbe il salario di cittadinanza. Oppure la socializzazione dello sfruttamento (e dei proventi) delle sorgenti di acqua minerale! Oppure redistribuire la proprietà delle abitazioni (visto l’attuale assetto dei diritti di proprietà e l’eccesso di capitale edilizio residenziale si avrebbero grandi vantaggi da una patrimoniale di questo tipo). Si potrebbe continuare molto a lungo con altre possibili riforme strutturali. Gli ordinamenti sociali reali sono plasmabili, perché fondati su un sistema di norme formali e informali vasto e intricato (e affascinate nella sua varietà). E si potrebbero esplorare costi e benefici sociali di molti mutamenti istituzionali.

Nessun economista  contesterà il consiglio – che mi sento ora di dare – di leggere a tempo debito un libro di James Meade – Agathotopia. L’economia della partnership, Feltrinelli 1990 – per riscoprire quante cose si possono trovare nella categoria “riforme strutturali”. Quindi lo faccio senza timore.

Per ora, però, rinnovo il consiglio di leggere Mitologie economiche di Éloi Laurent.