Sovranità (nazionali) pericolose

La decostruzione dell’Unione Europea – e del progetto politico che la definiva – è iniziata con il trattato di Maastricht (1992). Doveva essere una decostruzione lenta e l’Euro è stato il principale strumento per realizzarla. Di per sé la moneta unica poteva essere il compimento del “progetto europeo”. Il modo in cui è stata realizzata – uno dei tanti modi in cui si poteva realizzare (tendiamo a dimenticarcelo) – ha avuto l’effetto opposto.

La decostruzione dell’Unione Europea è un progetto politico, legittimo come la costruzione dell’Unione Europea. Se non ci fossero gli economisti che presentano la decostruzione come coerente con la “teoria economica” – quindi necessaria –, questi due progetti si potrebbero confrontare nel dibattito pubblico. Ma dall’inizio degli anni Novanta il dibattito pubblico è costretto a districarsi nel labirinto della scolastica economica che afferma la necessità dell’ordinamento liberista.

Sull’Unione Europea gran parte degli economisti conduce quotidianamente esercizi di retorica, a sostegno di un progetto politico. E lo sanno benissino gli economisti che questa retorica praticano. Il fatto è che non lo sa la gran parte dei cittadini che quella è retorica politica, non scienza.

Di che cosa parlava, Lorenzo Bini Smaghi lo sapeva quando ha scritto 33 false verità sull’Europa (Il Mulino 2014). Il fatto che un ex-membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea scrivesse un libro per dimostrare che ogni critica all’assetto istituzionale definito con il Trattato di Maastricht – Euro e Banca Centrale Europea e molto altro – era una “falsa verità” rende evidente la natura del libro: un esercizio di persuasione politica. Con il solito espediente: è la “teoria economica” (che il lettore medio non conosce) che permette di svelare la falsità – dietro la loro apparente verità – di molte delle critiche che si sentono all’attuale ordinamento istituzionale dell’Unione Europea.

Delle 33 “false verità” proposte dall’Autore prendiamo la numero 4: “L’euro ha tolto la sovranità agli stati.” (pp. 35-38). Questa affermazione è vera, non si può negare e l’Autore non la nega: “Con l’unione monetaria gli stati si sono in effetti privati della sovranità nazionale…”.

(In questa affermazione c’è un non detto: i fondamenti istituzionali possono essere molto diversi da quelli che si osservano. Le banche centrali non sono state sempre indipendenti. E con un assetto istituzionale diverso per la Banca Centrale Europea, gli Stati nazionali avrebbero potuto esercitare la loro sovranità nazionale in forma collettiva nella sfera della politica monetaria, non l’avrebbero del tutto persa. Ma tant’è.)

L’affermazione 4 – “L’euro ha tolto la sovranità agli stati.” – è una verità. Non la rende una “falsa verità” il fatto che, come afferma Bini Smaghi, “…era noto sin dall’inizio. Gli operatori economici dei vari paesi sapevano …”. Che lo sapessero non cambia la conseguenza della scelta (ma in questo libro logica e sintassi non sono necessari).

L’Autore non riesce neppure a negare che l’introduzione della moneta unica ha ridotto la sovranità degli Stati anche nella sfera delle politiche di bilancio ­ “Oltre alla politica monetaria l’adesione all’Euro ha richiesto una maggiore disciplina di bilancio.” – si legge. La sintassi, appunto, vacilla, ma si capisce comunque quello che l’Autore sta cercando di non dire: fissando un tetto al disavanzo hai cancellato un’altra sfera di sovranità. Anche se sei la Germania – e i titoli che emetti per coprire il disavanzo li vendi a tassi di interesse bassi – comunque non puoi più usare il disavanzo come uno strumento di politica economica.

A questo punto arriva l’affermazione chiave del capitolo, che contraddice tutto quello che si era affermato prima: “La perdita di sovranità non è stata determinata dall’Euro, o dall’Europa, ma dall’incapacità dei Paesi di tenere sotto controllo le finanze pubbliche che ha generato la sfiducia dei risparmiatori.” Naturalmente, L’Autore si guarda bene dal dare un solo dato che dimostri questa perdita di controllo delle finanze pubbliche.

Come concludere un esercizio di retorica, in un libro dedicato al “lettore medio”? Tenere chi legge a distanza di siscurezza: un grafico a dispersione, con tanto di funzione stimata tra “accesso a internet” e “crescita” per dimostrare (sic) che “Una politica di sviluppo dell’infrastruttura informatica, e di sensibilizzazione dei cittadini alla tecnologia, contribuirebbe ad aumentare sensibilmente la crescita e l’occupazione.” Grafico e funzione non dimostrano nulla e non c’entrano  con il tema del capitolo, ma servono a disorientare il lettore.

La tesi di Bini Smaghi è chiara: la sovranità in due sfere importanti lo Stato l’ha persa; questa sovranità che ha perso, lo Stato non dovrebbe averla secondo la “teoria economica” (se ce l’hai la eserciti e se la eserciti distorci il funzionamento dell’economia). Quindi, bene così. Allo Stato resta però la sovranità che serve, quella che permette di introdurre le “riforme strutturali”. Questa è l’unica sovranità che lo Stato deve avere nel “progetto europeo” dei liberisti, quella che ti permette di estendere la sfera del mercato.

Questa sarebbe scienza? No, è un progetto politico e molto banale. E con questo progetto politico si siede nel Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea.