Più reticenza che prudenza

Francesco Greco, procuratore capo di Milano – di una delle più importanti procure italiane – va in audizione alla “Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche” e afferma (così leggo): “…della riforma delle autorità di vigilanza si parla da molto tempo, è difficile districarsi: bisogna decidere chi deve fare certe cose e chi no, perché c’è anche un accavallamento con la Bce, c’è una sorta di scaricabarile. Il sistema non è chiaro, per districarsi tra le autorità di vigilanza tra poco ci vuole un Tom Tom.” E sembra abbia aggiunto, a sintesi del suo pensiero: “Il sistema dei controlli non è del tutto efficiente e chiaro.

“La Repubblica” e “Il Sole 24 Ore”, da dove traggo questa notizia, non danno alcun rilievo alle parole di Francesco Greco. Ma sono affermazioni che andrebbero autorevolmente commentate, in prima pagina.

Se l’interpretazione di Francesco Greco delle ragioni dei dissesti bancari è corretta perché non si sta discutendo dell’efficacia del sistema di vigilanza bancaria? Perché la Banca d’Italia arriva a un passaggio critico come il rinnovo dei suoi vertici senza una proposta di riforma del sistema di vigilanza?

In Banca d’Italia – nelle stanze del nostro più autorevole ufficio studi – condividono queste affermazioni? Se non le condividono dovrebbero dirlo, subito e con una dichiarazione formale. (Poi dovrebbero dare la loro spiegazione delle cause dei dissesti bancari, però.) Ma anche Confindusria dovrebbe esprimere un’opinione – così come altri attori collettivi.

Comunque: da una parte, non si discute di come sia potuto accadere che andassero simultaneamente ai vertici di numerose banche locali italiane degli amministratori dissennati; dall’altra, non si discute dell’efficacia dell’attuale sistema di vigilanza bancaria (e bisogna affidarsi alle parole di un procuratore). Più reticenza intellettuale che prudenza. Sì, sono temi tabù per i neoliberali di destra e di sinistra: discuterli solleverebbe troppi dubbi sulle regole del nostro capitalismo.