Da dove iniziare?

Bergamo 2017

Si potrebbe iniziare leggendo le pagine che alle crisi bancarie in corso in Italia dedica il NEDEF – “Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2017”. Un Documento ufficiale, fondamentale, che il Governo presenta al Parlamento – che ha presentato qualche settimana fa. La sua approvazione è un atto politico di primaria importanza, in particolare in un paese come l’Italia con un debito pubblico enorme.

In questo “Documento” – tra le molte, molte altre cose – il Governo indica il costo delle crisi bancarie per la finanza pubblica. Afferma – con chiarezza – che, ad esempio, il salvataggio di Monti dei Paschi di Siena ha avuto un costo per la finanza pubblica di 3,9 miliardi di euro. Se la negoziazione delle sofferenze bancarie non va per il verso giusto si è già impegnato per altri 1,5 miliardi di euro. Indica anche il costo  per le due banche venete. Trovate tutte le informazioni alle pagine 49-51 del “Documento” se volete: pagine evidenziate come uno dei “focus” del “Documento dal titolo “Recenti interventi sul sistema bancario e impatto sulla finanza pubblica”. La cifra complessiva è alta, potrebbe aumentare ancora e di molto. Ma ora non interessano i dettagli.

I interessa sottolineare che il “Documento” giustifica l’impiego delle ingenti risorse pubbliche impiegate per i salvataggi bancari proponendo un’interpretazione – narrazione, se volete – delle crisi bancarie. Non lo fa con la linearità che sarebbe necessaria, ma non lascia dubbi: le crisi bancarie italiane sono la conseguenza della crisi dell’economia italiana. Se non l’avessimo sterilizzate con risorse pubbliche, le crisi bancarie si sarebbero propagate con effetti drammatici sull’economia italiana. Le risorse pubbliche impiegate nei salvataggi sono il costo che abbiamo dovuto sopportare per il beneficio di aver evitato il crollo del sistema finanziario.

Questa è l’interpretazione del Governo. Prima di metterla in discussione, proviamo a riflettere sul dibattito pubblico che si sta svolgendo sul tema alla luce di questa interpretazione delle cause delle crisi bancarie.

Ora sappiamo che il Governo – compreso il Ministro dell’Economia – è stato direttamente coinvolto nella mozione parlamentare che criticava l’attività di vigilanza della Banca d’Italia: ha partecipato alla ri-scrittura della mozione, addirittura proposta da un membro del Governo stesso. Che cosa dire?  Secondo il più importante “Documento” che il Governo è chiamato a presentare annualmente, la Banca d’Italia non ha alcuna responsabilità nelle crisi bancarie. In una mozione che si discute qualche giorno dopo, presentata dal partito di maggioranza, il Governo avalla l’ipotesi di gravi responsabilità della Banca d’Italia.

I 46 economisti che firmano l’appello in difesa della Banca d’Italia non ci aiutano – come ho già fatto notare. Scrivono l’appello ricorrendo a un classico espediente retorico, che permette di evitare la questione centrale: “reputano quantomeno infondata, sul piano fattuale e di teoria economica, l’opinione di chi cerca di attribuire ogni responsabilità alla Banca d’Italia per la mala gestione e il fallimento di alcuni istituti di credito.” Sono, quindi, d’accordo con l’interpretazione proposta nel NEDEF? Perché non dirlo con semplicità: riteniamo che le crisi bancarie siano state causate dalla crisi economica e non da manchevolezza nell’azione di vigilanza della Banca d’Italia. Come ritiene il Governo. Oppure hanno in mente una causa diversa? No, non si espongono: non falsificano, non corroborano! Ci lasciano nel mistero: ma quali sono le cause di queste crisi bancarie?

Ora, la “Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza” è un atto politico. Si fonda, però, sulle valutazioni dell’organo tecnico più qualificato che ci sia oggi in Italia in campo economico, il Ministero di Economia e Finanza – con i suoi Dipartimenti. Il Partito Democratico, invece, su quale base conoscitiva ha formulato le sue critiche alla Banca d’Italia? Quale “gruppo di esperti” (Think Tank, se preferiscono) ha alimentato con la propria conoscenza la loro presa di posizione, così netta? E perché prima di presentare e votare la mozione non sono usciti allo scoperto mettendo sul tavolo cinque pagine nelle quali argomentavano la loro tesi? E infine: perché il PD si appresta a votare il NEDEF che contraddice platealmente la loro mozione di sfiducia nei confronti del Governatore di Banca d’Italia?

D’altra parte, però, la Banca d’Italia sta multando molti amministratori di banche coinvolte nella crisi. Ritiene, quindi, che non abbiano agito correttamente. Questi comportamenti scorretti sono cause marginali dei fallimenti bancari oppure cause decisive? E perché questi casi conclamati di malversazioni non sono stati menzionati nel NEDEF come concause delle crisi bancarie, benché siano stati formalmente accertati dalla Banca d’Italia stessa?

Ma che dibattito pubblico stiamo conducendo su un tema così importanti? Ci siamo persi, veramente:  Per reticenza più che per prudenza.