Sotto gli occhi di tutti

Uno dei più autorevoli giornalisti economici italiani, Federico Fubini, scrive sulla versione on line del più importante quotidiano italiano, “Il Corriere della Sera”, un lungo articolo – un reportage, di fatto – profondamente critico dell’attività di vigilanza della Banca d’Italia e della Consob. Il titolo non lascia spazio a interpretazioni: “Etruria, Veneto, Marche: tutti i raggiri delle banche ai risparmiatori.” E il sottotitolo ancora meno: “Il dissesto era sotto gli occhi di tutti … E rivelano i ritardi della Banca d’Italia e l’ignavia della Consob.”

L’articolo è documentato, preciso, impeccabile nell’essere costruito per essere falsificabile – ammesso che qualcuno ci riesca, ora, a falsificare le tesi che propone. Altri articoli altrettanto precisi sono apparsi nei giorni scorsi su “Il Fatto Quotidiano – anche se non così sistematici e chiari. L’evidenza che la vigilanza bancaria ha perso il controllo della gestione di molte banche – perché di evidenza si tratta – sta inoltre già facendo diventare esplosiva l’attività della Commissione di inchiesta, appena iniziata. Quello di Fubini è un articolo che segna uno spartiacque nella vicenda del dibattito sulle responsabilità delle crisi bancarie. Quello che (da cittadino) speravo è accaduto.

E adesso?

Credo che Ignazio Visco sarà costretto presto a dimettersi – e non sarà il solo. Ma non è questo il tema che mi interessa. (Dal mio punto di vista è il sistema delle regole che si deve radicalmente modificare). Quello che mi interessa è la qualità del dibattito pubblico italiano che questa vicenda mostra

Appunto: adesso cosa faranno i 46 autorevoli economisti che hanno firmato un appello nel quale affermavano di ritenere “…quantomeno infondata, sul piano fattuale e di teoria economica, l’opinione di chi cerca di attribuire ogni responsabilità alla Banca d’Italia per la mala gestione e il fallimento di alcuni istituti di credito.”? Se noi fossimo dentro un dibattito pubblico vero – quello necessario a far funzionare una democrazia liberale – i firmatari dell’appello ora replicherebbero. L’articolo di Federico Fubini – comunque un giornalista per quanto autorevole –, nella sua precisione tecnica e capacità di organizzare l’evidenza empirica, ha reso imbarazzante l’approssimazione e genericità dell’appello dei 46 scienziati. Che devono provare a falsificare l’interpretazione di Fubini; oppure, ritornare sui loro passi e modificare la loro valutazione sull’operato della Banca d’Italia.

Non lo faranno, temo, dando un altro contributo alla distruzione del dibattito pubblico italiano e della democrazia. Come hanno fatto i firmatari dell’appello a favore del sì nel referendum costituzionale – che volevano farci credere di avere un modello in grado di prevedere gli effetti economici (disastrosi, naturalmente) del No. Che non hanno neanche sentito il biusogno di un’autocritica. (Le previsioni di crescita economica sono pure migliorate: è piovuto sul bagnato…).

Le crisi bancarie hanno avuto costi sociali considerevoli, sia diretti (perdite), sia indiretti (mis-allocazione delle risorse finanzairie). Stanno anche confermando le profonde carenze della democrazia italiana, distorta da un sistema delle competenze che si presta a ideologizzare il discorso pubblico in una misura che lascia smarriti.

 

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