Politiche anti-mercato (a New York City)?

Ho scritto il post “Becattini a Milano” mentre stavo preparando alcune lezioni del corso che questo semestre tengo all’Accademia di architettura. Il tema specifico era l’evoluzione del mercato delle abitazioni in affitto a New York City e la grave crisi abitativa che questa città sta attraversando. (Il tema generale del corso è la “costruzione sociale della città fisica”, i fattori che determinano la domanda di specifiche forme di capitale edilizio nella città contemporanea.)

Il punto di partenza erano due recenti architetture, la loro dimensione formale e funzionale, realizzate nel distretto del Bronx a New York City (in Boston Road e Via Verde). Due architetture che hanno attratto molta attenzione: edifici residenziali, con appartamenti da affittare a “famiglie a basso reddito”. L’obiettivo delle lezioni era identificare e discutere la costellazione di fattori sociali che avevano condotto a quelle meta-architetture, con quelle funzioni, in quel luogo della città, in quel tempo. Lasciando poi agli studenti la riflessione sulla dimensione strettamente formale degli edifici.

Avrei dovuto spiegare, con semplicità, a studenti di architettura, come funziona il mercato delle abitazioni in affitto a New York City. Come in questa città – l’unica negli Stati Uniti – l’Amministrazione abbia l’obbligo di rendere disponibile una dimora a chiunque dimostri di non averne, perché disporre di una dimora è considerato un diritto per scelta politica. E l’Amministrazione gestisce 661 dimore comunali (“municipal shelters”), che tutti i giorni dell’anno ospitano circa 61,000 persone. Un terzo di chi vi ha alloggiato di recente ha un lavoro (ma un reddito insufficiente per un alloggio), e circa il 75% è costituito da famiglie con bambini.

Avrei dovuto poi spiegare il meccanismo della “rental stabilisation”, che riguarda circa il 50% delle abitazioni disponibili per l’affitto a NYC, circa 990.000 unità (con 2,6 milioni di persone che vi vivono). Si tratta di un sistema di prezzi (affitto) amministrati introdotto nel 1969. Uno schema al quale i proprietari aderiscono volontariamente.

Avrei poi dovuto discutere della “crisi abitativa” che New York City sta attraversando, presentando le cause che spiegano l’aumento del valore potenziale del capitale edilizio nelle aree relativamente centrali della città e della progressiva diminuzione delle abitazioni ad “affitto stabilizzato”.

Avrei presentato e discusso le politiche che l’attuale Amministrazione guidata dal Sindaco Bill de Blasio sta conducendo per far fronte alla crisi abitativa. Interventi che,  attraverso incentivi, mirano a mantenere ai livelli attuali lo stock di abitazioni soggette allo schema della “rental stabilisation”. E interventi che, sempre attraverso incentivi, sostengono la costruzione di nuovi edifici concepiti per famiglie a basso reddito.

Si trattava poi di discutere dell’efficacia di queste politiche, sullo sfondo del significato che ha l’espressione “famiglie a basso reddito” a New York City. In una città nella quale il 20% della popolazione vive al di sotto della “soglia di povertà” (percentuale che è inferiore al 6% in alcuni quartieri del distretto di Staten Iland e superiore al 45% in alcuni quartieri del Bronx).

A New York City il mercato delle abitazioni in affitto è regolamentato, con una quota rilevante degli appartamenti affitati a prezzi amministrati e con incentivi agli investimenti in capitale specifico (per famiglie a basso reddito). A New York City ci sono developer privati che incorporano principi etici nella loro attività, ci sono charity che costruiscono e gestiscono complessi residenziali per migliaia di appartamenti con criteri non-di-mercato. In effetti, un mercato molto diverso da quello di cui parlano i neoliberali.

Che dire? Che direbbe un neoliberale? Che si sono succeduti al governo politici anti-mercato a NYC negli ultimi 40 anni? Che quella di Bill de Blasio (e dei Sindaci che l’hanno preceduto) è una politica socialista? Che bisognerebbe togliere i “vincoli” all’operare del mercato edilizio, come aveva proposto Hayek per la Vienna degli anni Venti? Forse ricordare che nell’ordinamento gerarchico dei bisogni dell’uomo, disporre di una dimora viene prima di tutto il resto.

I mercati reali – non quelli immaginari descritti nei libri di testo di microeconomia  – sono sempre stati regolati. I mercati non possono essere altro che regolati in una società complessa. Nel modo in cui sono regolati si manifesta il conflitto tra interessi, valori, ideologie. Le regole sono costitutive del mercato e sono un fatto politico.  Il punto è “come sono regolati”.

Nel progetto neoliberale la “de-regolazione dei mercati” non ha alcuna relazione logica – non potrebbe averla – con i mercati della “teoria economica”. Serve a modificare il funzionamento dei mercati per renderli di parte. Come sono cambiati  i mercati finanziari e i mercati del lavoro come conseguenza della de-regolazione neoliberale? Lo abbiamo visto tutti.